H maiuscola

Da piccolo, quando mi portavano all’ospedale a far le visite ai parenti malati, ecco… per me era come andare al Luna Park.
Mi portavo le monetine da casa, per le macchinette della cioccolata calda.
Facevo su e giù con l’ascensore per ore, tutti i piani a uno a uno, poi quelli dispari, quelli pari, i multipli di tre, i numeri negativi. Che io, gli ascensori, pensavo si trovassero solo dentro agli ospedali.
Poi scorrazzavo da un reparto all’altro, a spiare dentro le stanze. Erano quasi tutti vecchi. Soprattutto a Medicina Generale, dove la maggior parte di loro era attaccata ad una bottiglia appesa capovolta, a maschere di plastica trasparente o ad altri strani macchinari, luminosi, bellissimi, tramite dei fili che li facevano sembrare robò.
Perciò mi divertivo come un matto io, all’ospedale. E ci speravo, che qualcuno dei parenti lo ricoverassero. Per poter andare a fargli visita.

io vendicatore, io carogna, morto per fame di argomenti, alzo al cielo il mio sberleffo, per aver voi offeso il mio buon senso
Versi tratti da: Demo Keller | Disappunti. La scomparsa del genere umano | 2026 Nulla Die Edizioni