Ventanni
La mia giovinezza
la portavo sulle spalle
come un fardello
col solo desiderio
che il tempo la bruciasse in fretta
e arrivasse presto
l’età del congedo
le mie parole allora
volevano solo farsi coraggio
divenire inchiostro
per esser ricordate
nutrimento
per le mie pagine bianche
sguardo
sul tempo a venire
volevano farsi belle
come quelle dei poeti
e invece…
deturpate, dalla mia ignoranza
avvelenate, dal rancore
per l'altrui fortuna
forse la sorte avversa
forse poca pazienza
o il buio dentro
e poi straziate, devastate
da angoscia e desolazione
e i giorni diventano anni
e gli anni una vita intera
e non te ne accorgi
come gli alberi
che diventano carta
senza volerlo
e senza saperlo
poi all’improvviso rieccole
che guardano con sospetto
quello che sono diventato
la mia vita di distacco
la filosofia del quanto basta
il rifugio dentro il quale
io mi sono seppellito
eppure basta poco, a volte
e ti ritrovi dov’eri
basta un niente, certe volte
e ti accorgi che non esiste altrove
e dopo sette interminabili lustri
eccomi a preparare l’ordito
il mio tributo a te, signora Poesia
che pretendi in cambio
per la poca vita che mi resta
che io riesca a costruire bellezza
disponendo solo degli avanzi
di manchevoli residue parole |