Fiat voluntas Dei

Perché non mi ascolti
in questa notte orfana di luna
eccellentissimo padre inquisitore?
io che non so decantare il sublime
né posso incantar nessuno
coi miei versi rudi e ignoranti
concepiti tra rabbia e rancore
ma quando domani, tra biasimo ed elogi,
tu invocherai i vecchi profeti cantori
davanti a disciplinati novizi
crescerà il tuo disappunto
perché non sarò stato io il tuo p(r)o(f)eta
per fama e denaro
ho rinnegato l’immortalità
per screditare me stesso
ho dato vigore alle dicerie
lasciando intendere come insensata
la ragione del mio distacco
dalle cose che più ho amato
e adesso finalmente
potrò dare sfogo
con l’ultima voce che ho
alla tua inconsolabile delusione


Pronunciate queste parole
il poeta fissava ora il buio
dentro agli occhi funesti degli astanti
ancora avvolti in un sonno
ammantato di livore e accanimento


Salirono infine fedeli seguaci
sul podio del supplizio
beffardi spogliarono l’ostaggio
compiacendosi lo sollevarono dal basamento
lo sbeffeggiarono con brutali invocazioni
ma un attimo prima che un tonfo fragoroso
echeggiasse l’immortalità del silenzio sulla piazza
qualcuno da un anfratto
aveva fatto capolino
e per un breve istante
sulla smorfia del reo
albeggiò un raggio di luce
fu un ghigno funesto
ma di bruciante e dignitosa rivalsa

tra le mura domestiche l’esistenza si consuma, nell’inutile attesa di qualcosa che non arriva mai
Versi tratti da: Demo Keller | Disappunti. La scomparsa del genere umano | 2026 Nulla Die Edizioni